Da Urbino a Lodi Percorsi dell'incisione contemporanea  
 
Il Comune e la Provincia di Lodi in collaborazione con il KAUS di Urbino che gestisce il Centro internazionale per l'incisione artistica di Urbino, hanno promosso una mostra di incisioni che ha inteso offrire una lettura storica dei rapporti artistici tra Urbino e Lodi. L'iniziativa che si e' inaugurata sabato 7 giugno negli spazi espositivi dell'Archivio di Stato di Lodi era compresa all'interno della sesta edizione di "Naturarte" che ha coinvolto sette comuni del lodigiano dove in meravigliosi ambienti architettonici e naturali sono state esposte opere d'arte con a tema la "Terra- madre". L'esposizione lodigiana prevedeva una prima sezione dedicata a Renato Bruscaglia, Carlo Ceci e Pietro Sanchini, i tre maestri urbinati che hanno guidato fin dal loro inizio i primi corsi estivi internazionali d'incisione, mentre la seconda parte era composta da artisti lodigiani che sono stati allievi dei suddetti maestri ed infine una terza composta da opere di Adriano Calavalle, Antonio Battistini, Alfredo Bartolomeoli e Rossano Guerra, attuali maestri urbinati dei corsi internazionali d'incisione che si svolgono ad Urbino nei mesi di luglio e agosto, unitamente agli assistenti e ad una selezione di allievi tra i quali alcuni artisti provenienti da paesi esteri. La mostra ha inteso offrire un ricordo del periodo in cui nel 1966 la Scuola del Libro di Urbino decise di attivare i Corsi Estivi Internazionali dell'Incisione affidandone la guida ai professori Renato Bruscaglia, Carlo Ceci e Pietro Sanchini generando un forte impatto a livello nazionale ed estero, coinvolgendo negli anni moltissimi artisti. Urbino era già dai primi anni del Novecento un centro affermato e prestigioso dell'illustrazione del libro e delle tecniche incisorie; già da allora giovani artisti si muovevano dalle diverse regioni italiane per apprendere il mestiere di illustratore, incisore o tipografo ed insieme ad essi giungevano anche i primi artisti provenienti dall'Egitto, dalla Germania e dalla Svizzera che, sovvenzionati dalle loro istituzioni, potevano soggiornare nella città ducale per lunghi periodi. A Renato Bruscaglia fu affidato l'insegnamento della calcografia, a Carlo Ceci quello della Litografia e a Pietro Sanchini quello della xilografia: ciascuno di loro era insegnante alla Scuola del Libro di Urbino, ma anche affermato artista in campo nazionale (numerose le loro partecipazioni e i riconoscimenti alle Biennali d'incisione di Venezia e di altre importanti rassegne artistiche). La loro straordinaria amicizia, le diverse sensibilità culturali e caratteriali diedero vita ad iniziative artistiche, teatrali e sociali che, partendo dalle stupende sale del Palazzo Ducale, coinvolgevano tutta la città e, tramite l'istituzione dei corsi estivi, ambiti internazionali sino ad allora sconosciuti. Quasi contemporaneamente negli anni '70 si ebbero le prime presenze da Lodi con Vailati e Poletti, seguiti da Cotugno, Suzzani, Tresoldi, Belo' e Bruttomesso. Questi formarono un numero consistente di artisti che dopo essersi formati a Urbino, diffusero le loro incisioni, influendo sicuramente sul gusto e sulla sensibilità estetica dei lodigiani. Ognuno nel tempo ha sviluppato autonomamente il suo modo espressivo e la sua ricerca, portando con sé è più o meno consapevolmente - qualcosa di quell'insegnamento, di quel gusto delle proporzioni, di quei ritmi o di quelle indicazioni tecniche proprie del modo di incidere urbinate che maestri non gelosi del proprio sapere condividevano con gli allievi. Dopo una breve interruzione nel 2001 si è deciso insieme al Comune di Urbino, l'Istituto d'Arte "Scuola del Libro", l'Accademia di Belle Arti, l'ISIA e Dedalo Arte di rilanciare l'attività didattica dei corsi e nessuno sapeva quale potesse essere la risposta, sebbene per ragioni opposte a quelle di chi li ha preceduti. Si temeva da parte dei promotori che l'arte incisoria fosse considerata vecchia, in via d'estinzione. Grande è stata la sorpresa quando si sono viste arrivare numerose richieste di partecipazione e di informazione soprattutto da giovani frequentanti licei, istituti artistici ed accademie nazionali ed esteri. Tra questi giovani Elena Amoriello e Rosanna Pellicani provenivano da Lodi, così che senza saperlo si rinnovava il collegamento della città lombarda con Urbino. Il nuovo coinvolgimento con i lodigiani ha permesso la realizzazione dell'esposizione, che rappresenta una occasione utile per rilanciare la collaborazione culturale tra le due città, sostenuta dall'attività artistica dei corsi internazionali per l'incisione artistica di Urbino
La Scuola del Libro di Urbino
da Renato Bruscaglia

Le parole di Renato Bruscaglia, tratte da un testo inedito degli anni Ottanta, possono illustrare, meglio di altre, le intenzioni di quella Scuola del Libro di Urbino che, durante il secolo appena trascorso, e' stata il luogo privilegiato di formazione per gli incisori. Questo per due motivi: primo perche' Bruscaglia ha frequentato la Scuola come allievo e maestro, secondo perche' nel 1988 ha pubblicato un godibilissimo libro, fra manuale di incisione e trattato, dal titolo Incisione calcografica e stampa originale d'arte. Materiali, procedimenti, segni grafici presso l'editore urbinate QuattroVenti. Nella urbinate Scuola del Libro come si chiamava allora, erano state attivate tre distinte cattedre - xilografia, calcografia, litografia - operanti con docenti di specifica preparazione e attività anche privata. E l'insegnamento, quegli insegnamenti, così come gli altri di disegno dal modello vivente e di composizione-ma anche tanti altri più specificamente riflessivi e "culturali"-venivano impartiti e dagli allievi recepiti e sperimentati, continuativamente per ben cinque anni con soste giornaliere nei laboratori sovente della durata di otto ore. Dunque una ricerca costante non imposta, ma liberamente scelta e principalmente finalizzata, per quanto riguarda l'incisione e la litografia, alla conoscenza diretta dei materiali e delle loro potenziali cariche espressive, dei procedimenti e dei modi di piegarli a farsi medium delle necessità espressive più che per "mettere a frutto" la consentita moltiplicabilita' di una immagine. Se si tentasse qualche volta di resistere alle allettanti apparenze decorative di certa grafica incisa e litografata (peggio ancora quando è serigrafata), per ogni verso e in tutte le direzioni incontenibilmente dilagante-quasi sempre a ragguardevoli dimensioni, vistosamente cromatica e matericamente roboante-ci si accorgerebbe forse, che quelle degli incisori cosiddetti "urbinati" o di "scuola urbinate", non sono, ad esempio, fatte per procura, e ciò delegando altri (infatti sono detti tecnici invece che interpreti) al compito di, come mi è capitato di sentir dire, "allestire gli impianti", che vorrebbe poi dire fare le matrici, dal "bozzetto" inviato per posta dall'artista e più spesso dall'editore di scarso scrupolo; e neppure sono da confondere con le altre frutto di manipolazioni fotomeccaniche guidate a distanza, anzi "teleguidate" Ecco, tutto questo quella tal scuola urbinate non lo ha insegnato e non lo ha neppure vagamente suggerito; anche perché allora si aveva più considerazione e rispetto del possibile ruolo della stampa popolare, e perchè le sofistificazioni, gli inquinamenti, erano estranei alla autenticità di quella cultura. Qualcuno può obiettare che ciò è e non può essere rilevabile dalla stampa, dalla immagine affidata alla fragilità della carta; eppure l'esperienza mi ha abbondantemente persuaso del contrario. Perché la materia grafica, anche nella sua fisicità, non può ingannare l'amatore che sia anche conoscitore; anzi perché esalta la autenticite' dei sentimenti e dei gesti attraverso i quali ha nobilitato la materia originariamente amorfa. Per concludere senza considerare le certo opinabili qualità dei messaggi e della lingua degli incisori di ascendenza urbinate, credo sia giusto riconoscere, in molte delle loro opere, l'uso discreto e corretto della tecnica, la coerenza con i mezzi ed i procedimenti impiegati, fra questi ed il movente che li ha provocati e che li sostiene nel processo di metamorfosi verso il linguaggio: come ebbe a dire felicemente G. Marchiori presentando appunto un incisore di Urbino: "Le certezze si acquistano sperimentando sempre sulla linea della qualità del mezzo espressivo."